Meldola in dialetto, dài va là!

MedlaLeggo sugli organi di stampa della proposta leghista di esporre cartelli stradali con il nome di Meldola in dialetto. Indipendentemente da chi paga, il sindaco, il consiglio, i cittadini non dovrebbero permetterlo. Meldola è in Italia, cioè in uno Stato che si appresta a celebrare il centenario dell’unità nazionale senza aver ancora risolto il problema nord-sud (con un divario, ad esempio, nei livelli di istruzione e apprendimento ancora enorme). Meldola è in uno Stato che si trova in una tale emergenza educativa che il suo Ministro all’istruzione deve invocare come priorità dei programmi scolastici l’insegnamento della lingua italiana (e non solo agli stranieri!). Per questo credo che esporre, a Meldola, cartelli toponomastici in dialetto sia un’operazione di degrado come minimo di pessimo gusto e di infima valenza culturale. Potremmo parlare per ore di questioni linguistiche (esiste il dialetto o è una definizione dei filologi maniaci di tassonomie? Ha senso scrivere le lingue pre-italiane che hanno vissuto e vivono di vita vera solo grazie alla tradizione orale, e grazie a questa si modificano continuamente?). Ma il punto è, purtroppo un altro: lo Stato riconosce alle Regioni a Statuto Speciale (e alle loro enclave culturali e linguistiche) un buon livello di autonomia d’espressione. L’esempio più vistoso di questa autonomia sono i cartelli pubblici in due lingue alle nostre frontiere del nord: italiano/ladino, italiano/tedesco, italiano/francese… Un cartello in italiano/“romagnolo-meldolese” scimmiotta quell’estetica, l’estetica delle autonomie regionali, ed ha una valenza politica, altro che cultura e acclamazione popolare, vediamo di non prenderci in giro.

(pubblicato con il mio nome secolare su: La Voce di romagna 23 ottobre 2010, p.16)

54 pensieri riguardo “Meldola in dialetto, dài va là!

  1. Dicono che l’italiano esprime i concetti ed il dialetto i sentimenti. Se i cartelli in dialetto servono ad esprimere un sentimento di chiusura, di celodurismo e di monito verso chi si avvicina io sono assolutamente contro.
    Grazie per essermi fatto un’idea che va oltre il cartello in se stesso.
    abbracci
    Pietro

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  2. sto leggendo un po’ in ritardo tutti i vosti commenti sul cartello medla.Io,e’ 44 anni che sono partito da meldola,e quando torno ,anche se mi piace ancora di parlare dialetto,non ho nullamente bisogno di un cartello per sapere che sono arrivato al mio paese natale,come uno di voi ha gia’ detto,con gli occhi chiusi so di essere a casa mia !!!!! tra l’altro quel cartello ne nasconde un’altro di gemellaggio,quello/a che l’ha installato sembra di averlo messo su in fretta e furia,pensando di farlo prima che qualcuno cambiasse idea,comunque sono d’accordo con la schitti e pellegrino.

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