Lunêri di Smémbar 2009

Penso che il Lunêri (famoso calendario con lune e suggerimenti sulle culture ortive) sia una di quella usanze che nessun romagnolo può permettersi di non avere a casa propria anche in considerazione del fatto che ogni edicola romagnola lo vende e costa come un paio di caffè!!!

Spero che sia di buon auspicio per il nuovo anno e riporto, approfittando di qualche momento, il pensiero centrale di quest’anno … un bell’esercizio di scrittura, ma anche di lettura per voi … ditemi se conoscete proprio tutti gli attrezzi del lavoro contadino … alcuni, devo essere sincero, li ho chiesti a un amico faentino 🙂

L’assemblea di Smémbar

Cari Smembri, a v’e’ voj dì:

a so ismì cum’ un tachì

e giurnél, radio e tivù

i m’ardus cumpagna un ciù:

-T’è da stê dri a l’inflaziõ,

aumentê la Produziõ,

dêi piò spès a lavurê

par la produtivitê

parchè e’ PIL l’à da livdê

sinò u n’cress la Sucietê!

Piò bajoch t’è da ciapê

e ta n’ pênsa ‘d arsparmiê

ch’i à d’andê tot int al spés

par e’ bên de tu Paès!- Continua a leggere “Lunêri di Smémbar 2009”

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Un’altra riflessione in dialetto romagnolo

Questa invece è una storia che mi è stata raccontata al lavoro.

In pratica si tratta di un contadino che, dopo aver caricato all’inverosimile “e baròz” lungo il viaggio per portare il raccolto a “e Cunsòrzi” imprecava a più non posso frustando i buoi che faticavano a vincere la salita di un ponte (a gobba d’asino)

In pratica due vigili sentendo tutte queste imprecazioni lo multano di una certa cifra e questi gli da una banconota di taglio superiore (oltre il doppio della multa comminata) al che i vigili cercano il resto nelle loro tasche e lui ribatte:

No stasì a dèm e rèst, ora ca san arivè in vèta a sta salida u po dès càvn’epa da de d’itar …

Vediamo chi traduce correttamente alla lettera la frase di cui sopra e vediamo anche se sapete cosa sono gli “articioc” in dialetto romagnolo (sempre più difficile :-)))

Saluti radiosi

P.s.: Vediamo chi traduce correttamente alla lettera la frase di cui sopra e vediamo anche se sapete cosa sono gli “articioc” in dialetto romagnolo (sempre più difficile :-)))

La gallina romagnola e l’A.R.V.A.R.

All’ultima festa delle fattorie aperte su a Sadurano ho conosciuto un membro della Associazione Razze e Varietà Autoctone Romagnole che si occupa di riportare e mantenere in Romagna il classico “Pollo Romagnolo” che da noi si chiama

“e pòl” (pollo) e “La Gàlana” (gallina) da cui la celebre canzone ciapa la gàlana 🙂

Effettivamente questa associazione ci voleva anche perché, se non era per un Professore Universitario emiliano, probabilmente adesso la gallina Romagnola era solo un lontano … lontanissimo ricordo d’infanzia dei nostri vecchi.

La Gallina romagnola è tipicamente più grossa di quella selezionata e che attualmente è diffusa nei pollai e che si prenota nei vari negozi anche nella nostra città, fa uova più piccole e con un tuorlo percentualmente più grande rispetto al volume totale, uova che hanno un sapore leggermente diverso rispetto a quelle in commercio (a me sono piaciute parecchio!!!).

Faticosamente sto tentando di prenotare qualche gallina ed il relativo gallo (voglio che le gallinelle stiano bene e che siano felici 🙂 ; magari se qualcun altro è interessato lo dica in un commento…. ne terrò conto.

Magari prossimamente le uova della nostra gàlana sarà un articolo che potremo anche trattare come inGASati … Chi lo sa 🙂

Se invece c’è qualcuno che preferisce provarne il sapore allora consulti l’elenco degli associati che mettono a disposizione anche i loro riferimenti telefonici… se poi vuole maggiori informazioni sulla specie ecco un articolo molto ben fatto

Saluti radiosi

Dialetto romagnolo

Questa estate è stata veramente prolifica di cultura e il silenzio sul blog è stato compensato con delle belle letture di libri e articoli vari.

Tra questi uno appena ultimato ha il titolo:

Siamo tutti Italiani, ma solo noi romagnoli ed è stato scritto da un architetto di Cesena di nome Alessandro Savelli e mi si è rafforzata l’idea che non dobbiamo assolutamente perdere il nostro dialetto romagnolo.

Non dico lo spasso a leggere alcune storielle (chiaramente realmente accadute) che il nostro Savelli ha amorevolmente raccolto in giro per la Romagna ed ho deciso che almeno quelle che conoscevo già le riporterò ogni tanto in qualche discussione. Al contrario però del libro dove subito dopo c’è anche la traduzione ho pensato che la traduzione tocca al lettore … vediamo se il dialetto è completamente perso oppure se ancora qualche “sacca di resistenza” c’è. Mi scuso fin da ora per gli accenti, dieresi, cediglie, ecc. che cerco di adattare al mio orecchio.

E adesso avanti con il primo aneddoto:

Un settantenne vedovo che decise di sposarsi una slava di 35 anni + giovane (per la cittadinanza …) al rientro dalla luna di miele venne così apostrofato dai suoi amici al bar:

T’è vést, l’é arturné e spuslìn …..

ed un altro strofinandosi la fronte con il pugno chiuso e le dita delle corna (indice e mignolo) ben tesi e visibili controbatteva:

Adès l’ha da fé dal bél fadighi, l’ha la moj zovna ….

e tutti gli amici ridevano con sempre le corna nelle mani ben visibili al che il nostro sposino, bevuto il suo caffè, controbattè:

Arcurdiv un quél burdél, l’é méj magnès una torta in cùmpagnì che una mèrda da par sé

Adesso a voi la traduzione corretta delle tre frasi in grassetto … vediamo chi ha orecchio … si accettano anche correzzioni 🙂

Saluti radiosi